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Quando leggi “Air”…

Dietro c’è una tecnologia studiata per le missioni spaziali

Aria compressa incapsulata!

Quando pensiamo alle Nike la connessione con la parola Air ormai è abbastanza immediata. Siamo così abituati a vedere la scritta Air associata a quella camminata così plastica e molleggiata da non domandarci cosa ci sia dietro quell’appellativo. Ebbene, c’è nientemeno che una tecnologia sviluppata da un ingegnere della Nasa, Frank Rudy. A lui venne in mente di progettare un’intersuola con sacchetti di poliuretano riempiti di gas denso, ovviamente per motivazioni legate alla performance. Infatti, una tecnologia del genere ammortizza quindi protegge il piede dagli impatti esterni.

L’aria compressa alla base delle Nike Air viene posizionata in una borsa resistente ma flessibile, quindi collocata nell’intersuola della scarpa in diverse posizioni, a seconda del risultato che si vuole ottenere. Di solito l’ammortizzazione è  richiesta sul tallone, parte che necessita di essere preservata maggiormente: la pressione esercitata dall’unità Air assorbe e rilascia energia a ogni passo, comprimendosi e tornando allo stato originario. Negli anni Ottanta, quando Nike lanciò le Air Force 1, l’unità Air venne resa visibile, in modo tale che tutti potessero vedere la camera d’aria su cui camminavano!

Le Air Force 1 ad esempio, sono dotate di suola circolare e unità Air incapsulata sul tallone per favorire l’ammortizzazione durante i salti e gli atterraggi sul campo da basket, mentre le silhouette delle Air Max 95 e Air Vapor Max utilizzano l’unità Air sull’avampiede e sul tallone per diminuire la pressione durante la corsa.

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A un passo dall’inizio del capitolo 2. Ma ancora non si conosce la data esatta.

Mercoledì 26 febbraio

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